".....sono quasi grata a questo piccolo dolore che mi ricorda che sono di carne, che sono normale, che c'è una distanza, quella del dolore, appunto... E ho la sensazione che in quella distanza sta la vera speranza. Di guarigione."
Le frasi di Wide sono come le poesie: si possono solo leggere e ripetere a memoria, non si possono sintetizzare, riscrivere oppure cambiare. Sono cosi', e basta. E come le poesie ti lavorano dentro, gettando raggi di luce sull' incomprensibile. La poesia non è ragionamento, la poesia è esperienza, esperienza personale che si fa universale, collegando con poche parole mondi apparentemente lontani. E pazienza se il ponte fra i nostri due mondi non è una parola simpatica: ho deciso di andare in fondo a questa cosa del "dolore come distanza", perchè anch'io ci intravedo una via di guarigione, e perchè, visto che con il dolore devo convivere, tantovale sfruttare un passaggio, se mi puo' portare da qualche parte. Percio', che il viaggio abbia inizio; la cronaca, prossimamente, su questi schermi.
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23 novembre 2010
20 gennaio 2010
Di Blogs e Matrioske
Leggo questo post di Piattini, e all'improvviso capisco: capisco perchè continuo a leggere con avidità i blog, piu' o meno mammeschi, e forse capisco anche perchè ognuna di noi ha bisogno di confrontarsi con le altre cosi' come ha bisogno dell'aria per respirare.
Credo sia a causa delle matrioske.
Sempre a causa delle matrioske, per me mettere nero su bianco un mio profilo o rispondere alla domanda Chi sono? è un'impresa disperata.
Capisco perfettamente il panico che prende il Grande quando deve descrivere se stesso, e si dilunga sui dettagli fisici perchè non sa dire se lui sia simpatico a antipatico, socievole o introverso, diligente o pigro. Cosi' è stato sempre anche per me.
Considerando che il Grande ha 8 anni, e io 38, forse potrei aspirare ad una maggior consapevolezza di me.
Ma gli anni, specialmente gli ultimi, ridefiniscono continuamente solo i contorni della mia identità, lasciando liberamente volteggiare le tante me che albergano qua dentro (eppure sono una matrioska piuttosto minuta).
E veniamo ai blog.
Dato ormai acquisito il fatto che non sono univoca, ma "multivoca" (e a questo punto non corro il rischio di sentirmi dare della schizofrenica), ora capisco perchè continuo avidamente a leggere e a sentire come mio cio' che raccontate, voi dalle altre radure; non è questione di affinità elettive, è questione che in ognuna di voi, e dico proprio ognuna, nessuna esclusa, trovo l'eco di una delle mie voci, e della molteplicità del mio vivere. Trovo tracce di esperienze già vissute, o ancora da venire, e anche di quelle che non ho mai vissuto e non vivro' mai. E ogni volta che mi riconosco in qualcuno dei vostri racconti, prendo consapevolezza di una delle tante me che volteggiano in questa matrioska e provo a dialogarci. Cosi' i dialoghi "virtuali" diventano dialoghi reali, interiori. E io imparo a perdonarmi, ad apprezzarmi, e a incoraggiarmi.
Credo sia a causa delle matrioske.
Sempre a causa delle matrioske, per me mettere nero su bianco un mio profilo o rispondere alla domanda Chi sono? è un'impresa disperata.
Capisco perfettamente il panico che prende il Grande quando deve descrivere se stesso, e si dilunga sui dettagli fisici perchè non sa dire se lui sia simpatico a antipatico, socievole o introverso, diligente o pigro. Cosi' è stato sempre anche per me.
Considerando che il Grande ha 8 anni, e io 38, forse potrei aspirare ad una maggior consapevolezza di me.
Ma gli anni, specialmente gli ultimi, ridefiniscono continuamente solo i contorni della mia identità, lasciando liberamente volteggiare le tante me che albergano qua dentro (eppure sono una matrioska piuttosto minuta).
E veniamo ai blog.
Dato ormai acquisito il fatto che non sono univoca, ma "multivoca" (e a questo punto non corro il rischio di sentirmi dare della schizofrenica), ora capisco perchè continuo avidamente a leggere e a sentire come mio cio' che raccontate, voi dalle altre radure; non è questione di affinità elettive, è questione che in ognuna di voi, e dico proprio ognuna, nessuna esclusa, trovo l'eco di una delle mie voci, e della molteplicità del mio vivere. Trovo tracce di esperienze già vissute, o ancora da venire, e anche di quelle che non ho mai vissuto e non vivro' mai. E ogni volta che mi riconosco in qualcuno dei vostri racconti, prendo consapevolezza di una delle tante me che volteggiano in questa matrioska e provo a dialogarci. Cosi' i dialoghi "virtuali" diventano dialoghi reali, interiori. E io imparo a perdonarmi, ad apprezzarmi, e a incoraggiarmi.
1 aprile 2009
Perché il dardo di Diana
Da bambina avevo una vera passione per la mitologia greca,
Artemide era l'archetipo femminile che preferivo.
Le civiltà antiche e la filosofia mi hanno affascinato.
Poi ho pensato di darmi alla scienza.
Sono stata una giovane laureata, prima disoccupata, poi super-occupata.
Nel frattempo mi sono innamorata, sposata e mamma diventata.
Comunque, il mio archetipo mitologico é rimasto Artemide:
per il suo vivere nei boschi,
per la sua indipendenza dall'universo maschile,
per la sua abilità nel fare centro con il suo dardo.
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