Amo i nostri mezzogiorni di venerdì, quando tu e io siamo soli e posso avere occhi solo per te; oggi ho visto che i tuoi brufoli stanno aumentando (ma dobbiamo farci qualcosa?) e mi sono domandata, come faccio spesso, come saranno i prossimi 10 anni, a cui mi sento così impreparata. Poi penso all'attacco di panico che ho avuto quando ho saputo della tua esistenza e mi dico che, se siamo arrivati fin qui, possiamo andare anche oltre. Amo ascoltarti mentre mi racconti quello che ti passa per la testa e di quello che è successo a scuola. Amo quando mi fai quelle domande dirette, come oggi “a te piacerebbe…?” e io mi sento così libera da ogni ruolo e solo persona. Amo le canzoni che ascoltiamo insieme e il cielo d’Irlanda che oggi hai voluto ascoltare due volte. Mi è venuta voglia di portartici.
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20 aprile 2012
Tu e il cielo d'Irlanda
25 novembre 2010
1° puntata: Ebbene si, ho dei superpoteri
Combatto e convivo con MdT da molto tempo, come ho tentato di riassumere qui, ma l'aver accettato la sua presenza come costitutiva di me è una quasi-conquista recente. Dico quasi perchè l' illusione che lui possa essere un ospite di passaggio ancora fa capolino, nonostante tutto. (Che ne so, l'illusione che magari ci sarà qualche periodo fortunato della mia vita che non dovro' condividere con lui..). Accettare (sebbene il verbo infelice potrebbe richiamare l'idea di quello strumento che a volte userei per risolvere il problema in maniera radicale) significa smettere di pensare alle cose "come dovrebbero essere" e prendere atto delle cose cosi' come sono. In questo i miei bambini sono per me dei maestri, la realtà per loro è cio' che conta, non le nostre aspettative. Il Grande l'altra sera diceva al telefono alla nonna: "la mamma ha MdT, sai è stata una giornata impegnativa.." Lui è piu' consapevole di me delle cause e delle conseguenze; io chissà perchè, tento sempre di credermi una persona "normale" e rifiuto l'idea che il mio destino sia quello di trascorre la vita rintanata nella mia caverna mentre gli altri vanno a caccia...
15 settembre 2010
Un altro settembre
Metà settembre: la gioia del Grande per la ripresa della scuola (primaria) e della scuola di karate; il nuovo lavoro di Pa' che comincia a dare qualche meritata soddisfazione e ci regala, per ora, un ritmo di vita sostenibile; la Piccola contenta della nuova maestra e di aver ritrovato i compagni, ma ancora fortemente ancorata al suo amico immaginario; io lavoro su piu' fronti e guardo avanti, e mi godo, inaspettati, i profumi del ligustro e dell'uva matura.
21 luglio 2010
Tre giorni
I discorsi e le domande del Grande sono solitamente incentrati, nell'ordine, su:
- ciclismo
- altri sport
- scienza
- attualità, storia, ecc.
Ci sono terreni sul quale cerco di seguirlo, altri in cui mi diverto con lui, altri che proprio mi rifiuto di affrontare, lasciando allegramente il territorio a Pa'.
Da qualche tempo (non so dire se si tratti di giorni o settimane), pero', il Grande tira fuori domande diverse, cose del tipo: "Come stai oggi, mamma?", che mi lasciano interdetta.
Beh', ieri sera il Grande mi ha buttato li' questa: "Mamma, è un bel successo, con oggi sono tre giorni che giochi a Uno di sera con noi". Lo guardo interrogativa e lui si spiega: "non hai avuto neanche un mal di testa che ti ha fermato". Piu' efficace di un IMQ!
- ciclismo
- altri sport
- scienza
- attualità, storia, ecc.
Ci sono terreni sul quale cerco di seguirlo, altri in cui mi diverto con lui, altri che proprio mi rifiuto di affrontare, lasciando allegramente il territorio a Pa'.
Da qualche tempo (non so dire se si tratti di giorni o settimane), pero', il Grande tira fuori domande diverse, cose del tipo: "Come stai oggi, mamma?", che mi lasciano interdetta.
Beh', ieri sera il Grande mi ha buttato li' questa: "Mamma, è un bel successo, con oggi sono tre giorni che giochi a Uno di sera con noi". Lo guardo interrogativa e lui si spiega: "non hai avuto neanche un mal di testa che ti ha fermato". Piu' efficace di un IMQ!
15 luglio 2010
Legno verde
Legno: boschi, masi, mobili. Verde: boschi, prati, occhi.
Siamo spariti per un po' e ci siamo immersi nel verde dei boschi e nell'azzurro del cielo (quest'anno cosi' clemente). Tanti giorni di aria aperta e sole, come non mi capitava da troppi anni. Tante giornate da spendere noi 4, soli ed insieme, 24 ore su 24: questo no, non era mai capitato. A dire il vero i programmi erano un po' diversi, sentivamo la necessità di trascorrere anche del tempo in coppia (no, che pensate, Pa' e io da soli, ma quando mai?), dicevo a coppie di genere, io e la Piccola e il Pa' con il Grande, cose che si fanno raramente, e in vacanza c'è tanto tempo, no? Biciclette al seguito, Pa' e il Grande avevano ambiziosi programmi, infranti dopo il primo giorno di gloria, quando ho ammirato le facce sorridenti dei miei due ciclisti tanto soddifatti del loro passo sul Sella Ronda.
Non è dato sapere se sia stata la stanchezza, la disattenzione, l' eccessiva sicurezza (o insicurezza?), o piu' banalmente una ghiaia un po' troppo grossa; fatto sta che il Grande è caduto: una bella (o brutta) caduta, che ha richiesto un viaggetto in ospedale, dei punti di sutura, l'immobilizzazione di una spalla e la momentanea archiviazione delle biciclette, che hanno trascorso il resto della vacanza nella skiroom dell'albergo, dove ogni giorno si buttava l'occhio, cosi', tanto per vedere se c'erano ancora. Cosi' il Grande ha partecipato alla Maratona for Kids solo come spettatore, con un piccolo "magone" di rimpianto poi ritornato sorriso quando ha ricevuto comunque la maglietta (subito indossata). E poi, una volta guarito il ginocchio (che era il meno) via a camminare coi fedeli bastoncini, prima in basso nei boschi e poi anche piu' in alto sotto il sole dei 2000, con la Piccola che andava leggera e libera, Pà spesso mano nella sua mano, il Grande comunque sorridente e felice, e io dietro, sempre preoccupata che quella clavicola fratturata subisse ulteriori traumi. Dicono che le ossa dei bambini siano come il legno verde: crescono velocemente e si riparano in fretta: speriamo!
Siamo spariti per un po' e ci siamo immersi nel verde dei boschi e nell'azzurro del cielo (quest'anno cosi' clemente). Tanti giorni di aria aperta e sole, come non mi capitava da troppi anni. Tante giornate da spendere noi 4, soli ed insieme, 24 ore su 24: questo no, non era mai capitato. A dire il vero i programmi erano un po' diversi, sentivamo la necessità di trascorrere anche del tempo in coppia (no, che pensate, Pa' e io da soli, ma quando mai?), dicevo a coppie di genere, io e la Piccola e il Pa' con il Grande, cose che si fanno raramente, e in vacanza c'è tanto tempo, no? Biciclette al seguito, Pa' e il Grande avevano ambiziosi programmi, infranti dopo il primo giorno di gloria, quando ho ammirato le facce sorridenti dei miei due ciclisti tanto soddifatti del loro passo sul Sella Ronda.
Non è dato sapere se sia stata la stanchezza, la disattenzione, l' eccessiva sicurezza (o insicurezza?), o piu' banalmente una ghiaia un po' troppo grossa; fatto sta che il Grande è caduto: una bella (o brutta) caduta, che ha richiesto un viaggetto in ospedale, dei punti di sutura, l'immobilizzazione di una spalla e la momentanea archiviazione delle biciclette, che hanno trascorso il resto della vacanza nella skiroom dell'albergo, dove ogni giorno si buttava l'occhio, cosi', tanto per vedere se c'erano ancora. Cosi' il Grande ha partecipato alla Maratona for Kids solo come spettatore, con un piccolo "magone" di rimpianto poi ritornato sorriso quando ha ricevuto comunque la maglietta (subito indossata). E poi, una volta guarito il ginocchio (che era il meno) via a camminare coi fedeli bastoncini, prima in basso nei boschi e poi anche piu' in alto sotto il sole dei 2000, con la Piccola che andava leggera e libera, Pà spesso mano nella sua mano, il Grande comunque sorridente e felice, e io dietro, sempre preoccupata che quella clavicola fratturata subisse ulteriori traumi. Dicono che le ossa dei bambini siano come il legno verde: crescono velocemente e si riparano in fretta: speriamo!
30 maggio 2010
Grande, e basta
Brontolo non ti si addice piu'. Me ne sono accorta oggi, che sul mio blog porti ancora quel nomignolo, che, allora, un anno fa, mi sembrava ti si addicesse perfettamente e che ti affibiai con simpatia, ma anche con un pizzico di insofferenza. E' stato un passaggio, un passaggio di "brontolamenti", che ti ha portato a questi nove anni suonati (e cantati!) con gioia, quella che vedo nei tuoi occhi intelligenti e che a volte si apre in un grande sorriso. Adoro il tuo sorriso, il tuo entusiasmo, le tue corse, la voglia di amicizia, la curiosità, la tua energia. Vedo il tuo impegno, la fiducia, il tuo modo di essere fratello maggiore (che a volte con tua sorella hai piu' pazienza tu, e me l'insegni...). Conosco le tue pigrizie e il tuo disordine, ma, se anche spesso te li rimprovero, sappi che sono solo alla fine della lista. E sappi che non potro' fare mai a meno del tuo abbraccio.
26 febbraio 2010
Il pugno
Prima di tornare a casa passo a prendere i bambini dai nonni. Il Grande è appena tornato da scuola. C'è qualcosa di insolito: il diario aperto sul tavolino del salotto; l'occhio va subito li', su quella grafia ordinata che non è la sua.
"Oggi il Grande ha dato un pugno ad un compagno e per questo sarà castigato. Sarà lui a raccontare l'accaduto. La Maestra".
Il pugno lo sento io, allo stomaco.
Mi esce uno sconsolato: "Questa non me la dovevi fare..."
Poi decido di non parlare oltre.
Il Grande è abbacchiato, ma composto: nessun singhiozzo, nessun "frignamento".
Racconta la sua versione dei fatti.
Poco piu' tardi a casa, la ripete in un colloquio a quattr'occhi con Pa', e poi di nuovo ad entrambi.
Noi parliamo il meno possibile, consci del rischio di travisare "l'accaduto" e dargli, in questo momento per lui delicato, uno dei tanti messaggi sbagliati, in una vasta gamma dal "ti hanno provocato, non è colpa tua" al "ben ti sta la nota, adesso ti castighiamo anche noi".
Nell' "accaduto", ovviamente, ciascuno ha fatto la sua parte. Il Grande non è un attaccabrighe anzi, ci è sempre stato descritto come socievole, di buon carattere, spesso mediatore nei conflitti della classe. Certamente, nell'ultimo periodo, anche a casa abbiamo notato una maggiore tendenza a ricorrere a mezzi fisici per controbattere alle "istigazioni" della Piccola.
Decidiamo che, comunque siano andate le cose nello specifico "accaduto", occorre cogliere l'occasione per dargli due chiari messaggi:
- I conflitti non si risolvono con la violenza
- Chi usa la violenza passa sistematicamente dalla parte del torto
Poi la conversazione prosegue e viene fuori che "non voleva fargli male", ma che "quelli che reagiscono, dopo li lasciano stare perchè hanno paura".
Lo sappiamo, figlio mio; e sappiamo anche che chi è abituato ad essere prepotente è dotato anche della necessaria malizia, che tu non hai, perchè non te l'abbiamo insegnata. Ti abbiamo insegnato ad essere rispettoso e leale, ed è normale che tu non accetti che gli altri non lo siano con te. Sei stato bravo, finora, a schivare le situazioni scomode. A evitare la zuffa. Vogliamo aiutarti a trovare le tue strategie, per non entrare nella logica della prepotenza e della prevaricazione, mantenendo il rispetto di te stesso e ottenendo, possibilmente, quello degli altri.
Sappiamo bene che non è facile, ma non possiamo insegnarti altro.
Sotto la nota scrivo: "Il Grande e i suoi genitori sono dispiaciuti per l'accaduto. Siamo a disposizione in qualsiasi momento per un eventuale colloquio. Io e Pa'"
Post Scriptum: il giorno dopo, sotto la nostra firma leggiamo un "grazie. La Maestra".
Sono sempre piu' convinta che remare insieme porti piu' lontano che remare da soli, quando si è sulla stessa barca.
"Oggi il Grande ha dato un pugno ad un compagno e per questo sarà castigato. Sarà lui a raccontare l'accaduto. La Maestra".
Il pugno lo sento io, allo stomaco.
Mi esce uno sconsolato: "Questa non me la dovevi fare..."
Poi decido di non parlare oltre.
Il Grande è abbacchiato, ma composto: nessun singhiozzo, nessun "frignamento".
Racconta la sua versione dei fatti.
Poco piu' tardi a casa, la ripete in un colloquio a quattr'occhi con Pa', e poi di nuovo ad entrambi.
Noi parliamo il meno possibile, consci del rischio di travisare "l'accaduto" e dargli, in questo momento per lui delicato, uno dei tanti messaggi sbagliati, in una vasta gamma dal "ti hanno provocato, non è colpa tua" al "ben ti sta la nota, adesso ti castighiamo anche noi".
Nell' "accaduto", ovviamente, ciascuno ha fatto la sua parte. Il Grande non è un attaccabrighe anzi, ci è sempre stato descritto come socievole, di buon carattere, spesso mediatore nei conflitti della classe. Certamente, nell'ultimo periodo, anche a casa abbiamo notato una maggiore tendenza a ricorrere a mezzi fisici per controbattere alle "istigazioni" della Piccola.
Decidiamo che, comunque siano andate le cose nello specifico "accaduto", occorre cogliere l'occasione per dargli due chiari messaggi:
- I conflitti non si risolvono con la violenza
- Chi usa la violenza passa sistematicamente dalla parte del torto
Poi la conversazione prosegue e viene fuori che "non voleva fargli male", ma che "quelli che reagiscono, dopo li lasciano stare perchè hanno paura".
Lo sappiamo, figlio mio; e sappiamo anche che chi è abituato ad essere prepotente è dotato anche della necessaria malizia, che tu non hai, perchè non te l'abbiamo insegnata. Ti abbiamo insegnato ad essere rispettoso e leale, ed è normale che tu non accetti che gli altri non lo siano con te. Sei stato bravo, finora, a schivare le situazioni scomode. A evitare la zuffa. Vogliamo aiutarti a trovare le tue strategie, per non entrare nella logica della prepotenza e della prevaricazione, mantenendo il rispetto di te stesso e ottenendo, possibilmente, quello degli altri.
Sappiamo bene che non è facile, ma non possiamo insegnarti altro.
Sotto la nota scrivo: "Il Grande e i suoi genitori sono dispiaciuti per l'accaduto. Siamo a disposizione in qualsiasi momento per un eventuale colloquio. Io e Pa'"
Post Scriptum: il giorno dopo, sotto la nostra firma leggiamo un "grazie. La Maestra".
Sono sempre piu' convinta che remare insieme porti piu' lontano che remare da soli, quando si è sulla stessa barca.
in:
Il Grande
6 novembre 2009
Il segreto di Pulcinella
"Ma mamma, perché hai messo le due facce di gerusalemme sul dardo di diana?"
con lo stesso tono con cui potrebbe dire:
"ma mamma, perché hai messo le mie scarpe nella tua scarpiera?"
e io che pensavo di avere una radura segreta...
con lo stesso tono con cui potrebbe dire:
"ma mamma, perché hai messo le mie scarpe nella tua scarpiera?"
e io che pensavo di avere una radura segreta...
Le due facce di Gerusalemme

Pa' e io abbiamo visitato Gerusalemme prima dell'arrivo dei pargoli; da allora quella città, quel conflitto, quei due popoli sono nel mio cuore. Spiegare ai bambini di cosa si tratti non è per nulla semplice. Percio' ho comprato questo libro per il Grande, sperando che possa rispondere ad alcune sue domande. Prima di darglielo me lo sono letta tutto d'un fiato: la storia di Fatima e Rami è una storia che viene da lontano, è la storia delle loro famiglie e delle tragedie che hanno travolto ebrei e arabi, Israeliani e Palestinesi; ma è anche la storia di un muro fra le persone che viene abbattuto da due bambini che non possono non riconoscersi amici.
26 ottobre 2009
Emozioni
Amo il teatro, da sempre, ma lo conosco e frequento pochissimo. L'offerta culturale, dalle mie parti, è ibernata molti gradi sotto lo zero. Percio' ho deciso di espatriare. Ovvero, se ogni giorno varco la frontiera per procurarmi il famoso pane quotidiano, perchè non dovrei farlo anche per amore di cultura? Non di solo pane vive l'uomo...tantomeno la donna. E quello che non avrei fatto solo per me, per i bambini lo faccio, eccome. Percio' ho stabilito che la preziosa e sudata valuta straniera sarà utilizzata anche per la cultura, e che i chilometri che faccio ogni giorno per sedermi alla scrivania, li posso fare anche per andare a teatro, ogni tanto!
Abbiamo iniziato l'anno scorso, per andare a vedere questo. Affascinante spettacolo, anche per i piu' piccoli.
Poi virus e batteri vari ci hanno rinchiuso in casa per il resto della stagione...
Ma quest'anno, all'apertura della rassegna, mentre la Piccola si gode un pomeriggio con il suo Pa', eccoci in prima fila, il Grande e io.
Si', perchè lo spettacolo di ieri era uno spettacolo da grandi, che ti faceva fare i conti con le emozioni.
Le ho viste passare, dalle voci e dai gesti degli attori, agli occhi e al volto di mio figlio:
il timore, la tristezza, la dolcezza, la tenerezza, il divertimento allo stato puro.
Ecco, ho pensato, il teatro è questo: emozione, creatività, libertà, li', a portata di mano, senza null'altro che possa distrarre, confondere, nascondere. A teatro la parola e la fisicità sono autentici. Per questo voglio portarci i miei figli.
Naturalmente, a teatro, ho incontrato lui (se ancora avevo bisogno di qualche evidenza che MdT ha molto a che fare con le emozioni). Con lui dovrei andare a teatro, ma in un'altro modo: dall'altra parte del sipario. Forse un giorno lo faro'. Prossimamente, mi accontentero' della recita di Natale alla scuola materna.
Abbiamo iniziato l'anno scorso, per andare a vedere questo. Affascinante spettacolo, anche per i piu' piccoli.
Poi virus e batteri vari ci hanno rinchiuso in casa per il resto della stagione...
Ma quest'anno, all'apertura della rassegna, mentre la Piccola si gode un pomeriggio con il suo Pa', eccoci in prima fila, il Grande e io.
Si', perchè lo spettacolo di ieri era uno spettacolo da grandi, che ti faceva fare i conti con le emozioni.
Le ho viste passare, dalle voci e dai gesti degli attori, agli occhi e al volto di mio figlio:
il timore, la tristezza, la dolcezza, la tenerezza, il divertimento allo stato puro.
Ecco, ho pensato, il teatro è questo: emozione, creatività, libertà, li', a portata di mano, senza null'altro che possa distrarre, confondere, nascondere. A teatro la parola e la fisicità sono autentici. Per questo voglio portarci i miei figli.
Naturalmente, a teatro, ho incontrato lui (se ancora avevo bisogno di qualche evidenza che MdT ha molto a che fare con le emozioni). Con lui dovrei andare a teatro, ma in un'altro modo: dall'altra parte del sipario. Forse un giorno lo faro'. Prossimamente, mi accontentero' della recita di Natale alla scuola materna.
8 ottobre 2009
Dardi nel futuro
Ieri sera il Grande, in vena di confidenze, mi stava spiegando il suo progetto di auto ecologica (è ancora indeciso se deve andare ad acqua oppure a sassi, i dettagli ve li risparmio).
Un attimo di silenzio e poi mi dice:
- Mamma, che lavoro si deve fare per progettare le macchine?
(Impreparatissima): - L'ingegnere, credo.
- Allora ho deciso che faro' l'ingegnere, tanto io voglio fare il ciclista, lo scrittore e l'ingegnere.
(Penso, ma non dico: Caro, non ti sembra di esagerare? Pero', delle tre, l'ultima mi sembra la piu' realistica)
Oggi leggo questo post di Caterina. E mi viene spontaneo chiedermi: quando sarà la Piccola a fare queste affermazioni e probabilmente me ne staro' ugualmente zitta, il mio silenzio sarà colpevole?
Un attimo di silenzio e poi mi dice:
- Mamma, che lavoro si deve fare per progettare le macchine?
(Impreparatissima): - L'ingegnere, credo.
- Allora ho deciso che faro' l'ingegnere, tanto io voglio fare il ciclista, lo scrittore e l'ingegnere.
(Penso, ma non dico: Caro, non ti sembra di esagerare? Pero', delle tre, l'ultima mi sembra la piu' realistica)
Oggi leggo questo post di Caterina. E mi viene spontaneo chiedermi: quando sarà la Piccola a fare queste affermazioni e probabilmente me ne staro' ugualmente zitta, il mio silenzio sarà colpevole?
Questo post partecipa al
blogstorming
in:
Il Grande,
La Dottoressa,
La Piccola
29 maggio 2009
Squilibrio di forze
Non c'è mai stato feeling tra me e la Fisica. L'astronomia, pero', mi ha sempre affascinato. Immaginare stelle, pianeti e satelliti che, come per incanto, se ne stanno sospesi nell'universo solo grazie a un equilibrio di forze, che non si rompe (credo) quasi mai. Forza centripeta e forza centrifuga che si oppongono e si compensano, disegnando orbite che durano milioni e milioni di anni.Da quando sono mamma, nel mio personale sistema solare, a prevalere è stata la forza centripeta, per cui sembra che ogni cosa e ogni persona graviti intorno a me, i figli, innanzitutto, ma non solo.
Azzardo un'ipotesi: per sostenere questo eccesso di forza centripeta, noi madri sviluppiamo una sorta di delirio di onnipotenza, e finiamo per sentirci il centro di questo sistema gravitazionale.
Ma viene un giorno in cui, dal centro del tuo piccolo universo, senti chiaramente che una forza centrifuga potente comincia ad opporsi.

E siccome, questo me lo ricordo, "ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria" tu inconsapevolmente dai uno strattone al cordone nel tentativo di ritornare all'equilibrio di partenza.
Ma non è cosi' che deve essere.
D'ora in poi le forze centrifughe diverranno sempre piu' forti e sarai tu ad adattarti, cercando ogni volta un nuovo equilibrio, finchè la tua conchiglia non servirà piu'...
12 maggio 2009
Il Giro
Mio nonno amava il Giro,
mio padre ama il Giro,
adesso anche mio figlio ama il Giro.
Insieme a suo nonno segue ogni tappa con passione e
impara tutte le maglie e le classifiche a memoria.
A cena ci aspetta la cronaca precisa e puntuale della Tappa.
Partecipa alle conversazioni degli adulti con una competenza sorprendente.
Lo sa, che c'è il doping.
E che tutte le gare che ha visto in vita sua erano truccate.
E che cosi' non è vero sport.
Ma il Giro lo affascina.
p.s.: post ispirato da Grande Brontolo e da questo bel racconto
mio padre ama il Giro,
adesso anche mio figlio ama il Giro.
Insieme a suo nonno segue ogni tappa con passione e
impara tutte le maglie e le classifiche a memoria.
A cena ci aspetta la cronaca precisa e puntuale della Tappa.
Partecipa alle conversazioni degli adulti con una competenza sorprendente.
Lo sa, che c'è il doping.
E che tutte le gare che ha visto in vita sua erano truccate.
E che cosi' non è vero sport.
Ma il Giro lo affascina.
p.s.: post ispirato da Grande Brontolo e da questo bel racconto
in:
Il Grande
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